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Due communità orsoline nella Bolivia

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"Tutti sanno che siamo qui per loro, che possono contare su noi e noi su di loro. Noi crediamo che l’Incarnazione consista in questo."

Cochabamba


La comunità di Cochabamba vive da 32 anni in un quartiere povero e de marginato, popolato da gente venuta dalle campagne alla ricerca di condizioni di vita migliori.

Questo settore si estende su diverse colline, e la nostra casa è situata sul pendio di una di queste chiamata “Alto Cochabamba”.

A poco a poco queste colline si sono popolate e nel corso degli anni sono migliorati i servizi di elettricità e acqua... anche se nelle zone più alte devono acquistare l’acqua da privati che la trasportano con camion-cisterne e questo comporta un costo più elevato e spesso l’acqua viene a mancare.

Nei settori vicino all’Avenue Suecia, molte case sono più confortevoli e ci sono anche belle ville, ma ci sono anche molte abitazioni modeste e povere.

Nell’arco della sua presenza in questo settore, la comunità ha collaborato nel campo della pastorale parrocchiale, sociale, educativa, sanitaria, rispondendo alle necessità della gente locale.

In questa realtà, noi, Jobanca Heredia, Mercedes Orellana, Teresa Salinas, Marisol Villafane e Maria Eugenia Vivanco, vogliamo essere fedeli alla spiritualità dell’incarnazione, vivendo una presenza semplice e vicina alla gente, accompagnando i gruppi e le persone nelle loro gioie e nelle loro sofferenze.

Questo vissuto di prossimità ci invita alla condivisione con persone piene di speranza e di fede, di dignità, di ricerca e a camminare al loro fianco.

Noi cerchiamo di scoprire anche altre persone che possono rivelarci la presenza di Dio con la loro fede vissuta in profondità e la loro fiducia in Lui. .

Sperimentiamo la seguente sfida: che cosa significa oggi l’Incarnazione in questa realtà?
Che cosa ci direbbe il Padre LMB del nostro modo di vivere la spiritualità dell’Incarnazione?
Come ricreare, riscoprire con creatività le conseguenze e le esigenze dell’Incarnazione?

Gesù è il nostro maestro nel suo amore, nel suo spirito di pietà verso il Padre, nel suo amore verso gli uomini, nell’incontro con Zaccheo, la Samaritana, il cieco nato...

Questa spiritualità ci porta a riconoscere la presenza di Dio in tutto e in tutti, nella storia dell’umanità che cammina verso il Regno..

Srs Yobanca HEREDIA, Mercedes ORELLANA, Teresa SALINAS,
Marisol VILLAFAÑE et María Eugenia VIVANCO
De izquierda a derecha estamos ; Maria Eugenia Vivanco- Maria Soledad Villafañe- Teresa Salinas - Mercedes Orellana- Yobanca Heredia

Se pue leggere anche Desde Cochabamba-Bolivia y hace ya 35 años... "La Palabra es lugar de encuentro en cada rostro humano"

San Ignacio de Moxos

Siamo arrivati a San Ignacio de Moxos in Bolivia 33 anni fa. Dio ci ha voluti qui per essere testimoni del suo amore, per radicarci in questo luogo dove il 70% degli abitanti sono indigeni.
E’ una delle prime “Reductions”, una comunità di indigeni convertiti, fondata dai Gesuiti 334 anni fa.

La caratteristica principale di questo villaggio è che la gente conserva ancora oggi l’organizzazione, la cultura, la lingua, il folklore e la spiritualità che i Gesuiti hanno loro trasmesso; per questo chiamano questo luogo Capitale spirituale gesuitica del Cone Sud e Capitale folkloristica del Beni.

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In questo villaggio si dà grande importanza alla religione, non come religiosità popolare ma come qualcosa di più profondo. Basta vedere come preparano la Quaresima, la Settimana Santa, la Pasqua, il Natale.

Il divino è presente in tutto ciò che è umano, povero, indigeno, e abita coloro che non sanno leggere, ma che testimoniano una grande saggezza, quella della vita e quella ispirata dalla loro spiritualità.
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Per esempio i santos varones (confraternita di uomini onorati) sono scelti e non possono essere cittadini ordinari; devono essere regolarmente sposati, di grande bontà, votati al servizio di tutti, altrimenti non vengono giudicati degni di portare tra le loro braccia il Corpo del Cristo.
Si direbbe che Gesù siè incarnate specialmente in questo 70% di indigeni; il resto della popolazione viene chiamata “carellana” = bianchi.
Questi ultimi più che praticanti, sono spettatori della vita spirituale degli indigeni.

Cuando siamo arrivati, questo villaggio contava 3.500 abitanti tra indigeni e bianchi. Oggi ne conta più di 18.000 e questa popolazione tende a crescere perché è un luogo di passaggio tra La Paz, Santa Cruz e Pando. Questo comporta una mescolanza di culture: Quechoua, Aymara, Oriental…

Si sono formate delle nuove sette, alcune si sono divise poiché on avevano adepti e, quelle rimaste, si sono indebolite perché senza alcuna influenza. Ma San Ignacio resterà la “Capitale Spirituale”?


E noi, le Orsoline, siamo qui come una presenza dell’Incarnazione, vivendo nella semplicità il dono di noi stesse, il servizio, l’amore. Tutti sanno che siamo qui per loro, che possono contare su noi e noi su di loro. Noi crediamo che l’Incarnazione consista in questo.

Non abbiamo dei veri gruppi della Famiglia dell’Incarnazione, ma ci sono alcuni gruppi con i quali siamo più legati come i gruppi di studio biblico, comunità di base con i quali condividiamo il nostro carisma. Con altri comunichiamo in circostanze particolari come l’Avvento, il 25 marzo, giorno in cui abbiamo avuto la celebrazione dell’Incarnazione, che ci ha permesso difar conoscere come noi “viviamo”, seguito da alcune testimonianze.

Pensiamo che più avanti potremo formare un gruppo della famiglia dell’Incarnazione. Perché non lo abbiamo ancora fatto? Forse è stato per la preoccupazione di entrare maggiormente nella loro spiritualità. A poco a poco anch’essi scopriranno la nostra. Infatti, l’Incarnazione non è il dono di se stessi pera more fino al dono della propria vita? E’ questo che vogliamo vivere.

De izquierda a derecha estamos; Natalia Villafañe - María Dolores Pérdigo- María Victoria Requena- Anunciación García - María Bristott
Srs Maria BRISTOTT, Anuncia GARCIA, Maria Dolores PERDIGO
María Victoria REQUEÑA, Natalia VILLAFAÑE